REGIONE PUGLIA - UFFICIO PARCHI
COMUNE DI ROSETO VALFORTORE - FG
ECOLAB
GRUPPO LUPO ITALIA

INDAGINE SULLA PRESENZA DEL LUPO NEL SUBAPPENNINO DAUNO

Relazione del Direttore Scientifico

COORDINAMENTO SCIENTIFICO
DOTT. GIAMPAOLO PENNACCHIONI

SUPERVISIONE SCIENTIFICA
PROF. FRANCO TASSI

Finanziamento P.O.P. 1994/96 Sottomisura 7.3.9.
Delibera Giunta Regionale Pugliese N° 7971 del 23/12/1996

Premessa

La ricerca sulla presenza del lupo nel Subappennino Dauno (Foggia) è nata dalla necessità di acquisire conoscenze certe sull'esistenza del predatore in uno dei due comprensori montani della Provincia di Foggia.
Una serie di danni, presunti avvistamenti avevano sollevato il sospetto dell'esistenza di una residua popolazione di lupi nel comprensorio e, nel 1986, un esemplare ucciso da un pastore ne certificava definitivamente la presenza.
Rimaneva comunque il dubbio se il lupo fosse stabile sul territorio o se piuttosto non si trattasse di una frequentazione sporadica dalle zone circostanti, soprattutto Molise e Campania.
A questo quesito si sovrapponeva inoltre la necessità di contemplare il risarcimento dei danni effettuati dal predatore.
Con queste motivazioni si è approfittato dei finanziamenti Unione Europea e, attraverso lo strumento dei P.O.P. si è proposta l'indagine che, approvata, è stata finanziata.
Le domande a cui la ricerca doveva rispondere, essenzialmente, erano le seguenti:
- Esiste il lupo nel Subappennino Dauno?
- Se sì, qual'è la consistenza del fenomeno?
- Esistono dei ponti di collegamento con le popolazioni appenniniche o si tratta di un nucleo isolato?
- Questa presenza è compatibile con la situazione ambientale del territorio?
A queste domande l'indagine ha potuto dare risposte concrete e con largo margine di affidabilità.
Infatti, sin dalla fine del primo anno di ricerca si poteva dire di aver risposto ai quesiti e, nel corso dei successivi due anni e mezzo, si è curato di verificare sul campo tutti i dati, approfondendoli e cercando di rispondere alle ulteriori domande che la stessa indagine proponeva di continuo.
Il campo d'investigazione si è quindi allargato e, alla fine, si sono ottenuti molti più risultati di quanti ne fossero programmati all'inizio.
Rimandando alla lettura della relazione scientifica per la comprensione del problema, qui si accennerà ad una serie di situazioni particolari che si sono venute a creare durante le attività cercando di individuare eventuali ricadute positive sul territorio ed individuando ulteriori fronti di indagine che sono emersi prepotentemente e che si presentano come indispensabili per la comprensione del territorio, delle sue caratteristiche e del suo valore e, proiettando il tutto su un possibile sviluppo compatibile, mettendo in luce le potenzialità esistenti.
Su sollecitazione dell'Assessorato Regionale all'Ambiente, Ufficio Parchi, si è individuato un supervisore scientifico che garantisse la correttezza dell'indagine. La persona del Direttore del Parco Nazionale d'Abruzzo, prof. Franco Tassi, è parsa la più opportuna in quanto riconosciuta personalità scientifica ed in più, come Coordinatore del Gruppo Lupo Italia, principale artefice della salvezza del Lupo nel nostro paese.
La costituzione di un gruppo di lavoro ha richiesto un notevole sforzo in quanto non esistevano, in zona, ricercatori che avessero già effettuato indagini di un certo livello sul predatore. Il gruppo di 8 rilevatori è stato quindi formato attraverso un corso e, una volta pronti, si è dato inizio alla ricerca di campagna.
A questo gruppo si è aggiunta una serie di collaboratori volontari che hanno partecipato alla ricerca a titolo gratuito, accumulando notevoli esperienze.
Collateralmente all'indagine "ufficiale" si svolgeva un controllo sul predatore a cura di appassionati che, forti della conoscenza del territorio e di contatti con cacciatori, agricoltori ed allevatori, potevano raccogliere ulteriori informazioni che, una volta elaborate, sono state fatte convergere nell'indagine ufficiale e costituiscono un'utilissima fonte di confronto e verifica del lavoro svolto dall'équipe.
La motivazione di questo gruppo "ombra" è individuabile nella forte diffidenza creatasi sin dall'inizio verso i ricercatori che venivano visti come un qualcosa di troppo ufficiale e, da parte di qualcuno, pericolosi perché "dalla parte del lupo".
Questa diffidenza era giustificata da remote origini in quanto in zona il lupo veniva visto essenzialmente come una presenza negativa da distruggere e non da studiare e moltissime persone che della lotta al lupo avevano fatto una ragione di vita non erano certo disposte a fornire dati a chi lavorava per proteggerlo, forse anche per la paura di essere denunciati.
L'intuizione di costituire questo gruppo collaterale, ufficialmente distaccato dalla ricerca, si è dimostrata vincente in quanto, forse per reazione, moltissime informazioni giungevano ai due collaboratori che lo costituivano andando a costituire un archivio preziosissimo che è stato utilizzato come verifica per il lavoro ufficiale.
Proprio sulla scorta delle informazioni collaterali, si è deciso di effettuare un'opera di sensibilizzazione che, alla fine, sembra aver dato consistenti frutti.

Rapporti con le Istituzioni

Piuttosto difficili all'inizio per una naturale forma di scetticismo, i rapporti con le Istituzioni presenti sul territorio sono lentamente migliorati giungendo alla fine, in molti casi, ad ottime forme di collaborazione.
Soprattutto gli organi di vigilanza del territorio, in particolare l'Arma dei Carabinieri e la Polizia Faunistico Ambientale della Provincia, hanno collaborato in modo fattivo mettendo a disposizione dell'équipe molto materiale sotto forma di informazioni.
Purtroppo, in alcuni casi questo rapporto di collaborazione non si è instaurato nemmeno in minima parte; questo è il caso delle Comunità Montane presenti nel comprensorio che, alle diverse missive inviate, non hanno mai risposto. Lo stesso si deve registrare per alcuni Comuni dai quali non si è mai avuto cenno di risposta.
Più disponibili si sono mostrate le associazioni venatorie dalle quali, spesso spontaneamente, si sono messe a disposizione dando importanti segnalazioni.
Anche a livello degli organi di informazione, soprattutto a livello locale, si è avuta una notevole risposta con servizi filmati (Telefoggia, Telecattolica) ed articoli sui quotidiani (Gazzetta del Mezzogiorno)e periodici (Il Fortore).
Una discreta risposta si è avuta anche da parte di alcune associazioni culturali e Pro-loco per le quali sono stare realizzate una serie di "chiacchierate informative" nelle quali, comunque, il lupo e la ricerca avevano una parte molto marginale in quanto si è teso ad impostare un discorso più generale sull'ambiente e sulle sue risorse prendendo spunto dal lupo ed ampliando poi l'argomento.
La stessa opera di sensibilizzazione, sia pure in modo limitato per l'oggettiva mancanza di tempo, è stata svolta in alcune scuole elementari e medie del comprensorio.
Un ampliamento dell'opera di sensibilizzazione è comunque previsto in un prossimo futuro in accordo con i dirigenti scolastici.

La ricerca

L'indagine ha preso in considerazione un territorio vastissimo (circa 200.000 ettari) nel quale appariva ormai certa la presenza del lupo, almeno stando ai risultati di una precedente ricerca e alle varie segnalazioni di avvistamenti e danni.
Non era certo, invece, se questa presenza fosse consolidata, stabile, oppure fosse solo sporadica, frutto di occasionali o ciclici erratismo di esemplari provenienti da territori vicini.
Rimandando l'esame dell'indagine, sotto il profilo tecnico e scientifico, alla relazione sul lupo, qui si vogliono rimarcare alcune particolarità che possono rendere più chiara la lettura della relazione scientifica e migliore la comprensione della situazione che viene illustrata.
La ricerca ha impegnato otto rilevatori ed un direttore di ricerca.
Gli otto rilevatori, salvo la Dott.ssa Vadacca, la dott.ssa Giametta ed il sig. Caldarella, che hanno seguito tutta la ricerca, nel corso del tempo sono cambiati, in gran parte avendo dato le dimissioni per sopraggiunti impegni più gravosi e, in un caso, si è dovuto rescindere il contratto di collaborazione per inadempienza del rilevatore.
Tutti, comunque, sono stati sostituiti con i collaboratori volontari che avevano, nel frattempo, acquisito le competenze necessarie per svolgere il lavoro più impegnativo.
La prima cosa che si evidenzia, esaminando tutto il lavoro, è l'enorme numero di ore impegnate: solo per le indagini di campagna, infatti, si sono impegnate oltre diecimila ore (somma delle ore di ciascun ricercatore) divise fra Wolf - Howling, indagini notturne al faro, indagini diurne con i metodi della ricerca naturalistica, rilevamento dei danni, recupero di esemplari morti, verifiche di segnalazioni, ecc.
L'organizzazione della ricerca ha visto impegnati, ordinariamente, due fine settimana al mese, ma si sono verificate anche sessioni di lavoro straordinarie, sopralluoghi improvvisi e quant'altro può capitare in un lavoro del genere.
Un altro dato importante è quello dei chilometri percorsi con i due mezzi a disposizione: oltre 50.000 chilometri con il Land Rover e circa 20.000 chilometri con la Panda 4x4.
Naturalmente, in questo chilometraggio sono comprese anche le missioni sul Parco Nazionale d'Abruzzo e a Roma presso il Ministero dell'Ambiente.
Sono state realizzate 108 sessioni di ricerca, con l'impiego di 270 giorni di lavoro di campagna ed un totale di 1868 ore di attività sul territorio (mediamente i singoli ricercatori hanno accumulato un monte ore che varia dalle 950 alle 1700 ore).
Come da progetto, l'indagine si è svolta utilizzando una serie di metodi diversi fra loro che, oltre ad essere stati i mezzi per il recupero dei dati, sono serviti l'uno come verifica dell'altro.
Nell'esecuzione della ricerca si è tentato, fin quando possibile, di mantenere un sostanziale equilibrio fra le varie metodologie applicate in modo che nessuna di esse prevalesse sull'altra. In ogni caso, i vari metodi sono stati utilizzati in accordo con i ritmi biologici dell'animale ed in modo da arrecare il minimo disturbo le popolazioni indagate.
Le direttive impartite ai vari ricercatori hanno tenuto conto dei possibili impatti sugli animali, dando una serie di limiti nell'esecuzione delle attività.
Si è quindi deciso di non utilizzare flash per le fotografie, di non insistere in modo ossessivo con le emissioni di richiami, di non frequentare in modo esagerato gli eventuali siti riproduttivi e/o di riposo, di non inseguire gli animali in caso di avvistamento, ecc.
Allo stesso modo si è limitato l'uso del Wolf - Howling ai soli mesi invernali, da novembre a fine febbraio, per non interagire, in primavera, con le attività riproduttive degli animali.
Per le catture programmate allo scopo di apporre i radiocollari ad alcuni esemplari di lupo, dopo il furto di una gabbia e la successiva constatazione che le esche utilizzate erano state avvelenate di proposito da ignoti, dopo consultazione con il Servizio Conservazione della Natura del Ministero dell'Ambiente, si è deciso di interrompere queste attività allo scopo di non esporre i pochi esemplari di lupo ancora esistenti ad ulteriori pericoli.
Una particolare attenzione si è posta nei sopralluoghi in caso di danni al bestiame allevato.
Tutte le comunicazioni di predazioni su domestici sono state accuratamente controllate con sopralluoghi e indagini nella zona allo scopo di appurare la vera identità del predatore. In questo modo, in moltissimi casi, si è potuto discriminare il danno prodotto dal lupo da quello derivante dalla presenza di moltissimi cani vaganti.
È stata anche effettuata una proposta di semplificazione della procedura di rimborso dei danni e di modifica della stessa in quanto si è verificato che la distruzione degli animali uccisi vanificava la predazione da parte del lupo costringendolo a nuova attività di caccia, spesso ancora a danno degli allevamenti.
La proposta è stata avanzata presso il Ministero dell'Ambiente e da questo inviata all'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica dal quale ancora si attende un parere.

I risultati dell'indagine sono andati ben oltre le più rosee previsioni in quanto, oltre a quanto era previsto nel progetto di ricerca, sono state verificate altre situazioni alcune strettamente legate alle possibilità di sopravvivenza del lupo nel territorio, altre comunque interessanti per una migliore comprensione del problema.
Il progetto di ricerca prevedeva che si raggiungessero i seguenti risultati:
- presenza o meno del lupo nel comprensorio
- stima numerica della presenza
- zone di presenza ed eventuali collegamenti fra esse
- possibile interazione con le popolazioni dei cani vaganti presenti nel territorio.
Oltre a questi obiettivi, la ricerca ha permesso di raggiungere altri risultati che vengono appresso enumerati:
- individuazione dei corridoi ecologici con le regioni confinanti
- quantificazione del fenomeno del randagismo canino
- individuazione e quantificazione del fenomeno del randagismo felino
- definizione della portanza ambientale del territorio in relazione alla specie Canis lupus italicus
- analisi ambientale globale del Subappennino Dauno
- realizzazione dell'Osservatorio di ecologia appenninica
- realizzazione di un servizio guide naturalistiche sul territorio
- realizzazione di un CD sulla ricerca
- realizzazione di un CD sul lupo
- realizzazione di un filmato sulla ricerca
- realizzazione di una serie di interventi sulle TV locali sulla tutela ambientale
- realizzazione del centro visite con diorama e pannelli esplicativi

Ricadute sul territorio

La ricerca sulla presenza del lupo nel Subappennino Dauno ha portato ad una serie di risultati non scientifici ma che possono essere ricondotti al più generale tema del rapporto con la natura e dell'uso corretto delle risorse del territorio.
È aumentato l'interesse per l'ambiente in generale e per quello del Subappennino in particolare. Sapere che esiste il lupo, animale totemico per eccellenza, e che questa presenza attira ricercatori e visitatori, ha risvegliato un moto d'orgoglio in moltissime persone.
Alcune Amministrazioni comunali hanno ugualmente mostrato interesse e, in linea di massima, la stessa attenzione per il territorio sembra aver subito un sensibile miglioramento.
Sicuramente, soprattutto nell'ultimo periodo di ricerca, con la Direzione scientifica si sono messe in contatto moltissime realtà, fra cui due cooperative sociali che dovrebbero fare turismo ambientale nel comprensorio.
Nella stessa realtà di Roseto Valfortore si è costituito un gruppo di Guide Naturalistiche che faranno capo al costituendo Osservatorio di Ecologia Appenninica.
Anche quest'ultima realizzazione, l'Osservatorio, può dirsi derivante dalla ricerca sul lupo in quanto l'Amministrazione Comunale di Roseto ha inteso dare una continuità alla ricerca sul lupo proprio predisponendo una struttura scientifica che, fra le prime cose, fornisca consulenza al Comune per tutti gli interventi sull'ambiente.
Ancora una volta si è dimostrato come, più che la semplice promozione dell'ambiente così come viene fatta dalle Associazioni Ambientaliste, sia efficace la promozione della ricerca scientifica, nel senso che quando questa viene portata a livello del pubblico ed i ricercatore accetta di parlare del suo lavoro e dei risultati che ottiene, si crea una corrente di interesse che alla fine si riversa all'oggetto stesso della ricerca.
In questo senso si è permesso a chiunque volesse partecipare, per vedere in che cosa consisteva il lavoro, provare le emozioni della risposta del lupo o del rinvenimento delle sue tracce, ecc.
Naturalmente, a questo livello, si è curato di non far partecipare la gente a sessioni di ricerca delicate, e si sono organizzate sessioni aperte al pubblico durante le quali, pur svolgendosi il lavoro di routine previsto dai piani di ricerca, venivano spiegate alle persone le varie fasi e veniva illustrato il significato di quanto accadeva.
Nel quadro di questa azione di divulgazione, si è voluta sperimentare l'efficacia di quanto compiuto aprendo, per una giornata, il costituendo centro di visita, pur senza effettuare alcuna pubblicizzazione.
Con un progressivo aumento di affluenza provocato dal solito passaparola, nell'arco della giornata, senza alcuna forma di pubblicità, si è registrata un'affluenza totale di oltre 450 persone.
Naturalmente, esiste anche il rovescio della medaglia e questo è costituito dalla reazione di chi dell'ambiente credeva di aver fatto una proprietà assoluta con diritto di ogni nefandezza possibile.
All'aumento della sensibilità generale si è contrapposta le reazione negativa di una piccola frangia di bracconieri e di persone ignoranti che di questo difetto hanno fatto religione.
Tentativi di uccisione di lupi, incendi dolosi, tagli abusivi, discariche, bracconaggio, ecc. puntualmente in aumento tutte le volte che si attua qualche manifestazione di sensibilizzazione dell'ambiente indicano quanto questa piccola ma dannosa componente sia attiva.
A seguito di una visita guidata alle sorgenti del Fortore a cui hanno partecipato una quarantina di persone, la stessa sera della gita, proprio nel punto di partenza di questa, al tramonto, si sono rinvenute dentro il corso del fiume, due batterie di auto con i serbatoi per l'acido aperti e debitamente coricate in modo da far fuoriuscire il liquido.
Questa situazione induce ad un'estrema cautela soprattutto nella comunicazione dei risultati della ricerca, eliminando dalla pubblicizzazione tutte quelle notizie importanti che potrebbero essere utilizzate per danneggiare questa preziosa presenza (siti di rifugio, siti riproduttivi, aree di maggior frequentazione, itinerari abituali del lupo, ecc.).

Prospettive future

L'accertata presenza del lupo ed una corretta utilizzazione del dato costituiscono certamente un formidabile strumento per la promozione della tutela dell'ambiente del Subappennino Dauno.
Si è già detto come, in sede locale, sia aumentata la sensibilità verso l'ambiente.
Le presenza del lupo e la qualità ambientale del territorio possono comunque divenire anche un motore economico se si impostasse un flusso turistico ambientale corretto e controllato.
In questo senso i primi passi sono stati già fatti se si pensa alle guide naturalistiche di Roseto, di Biccari, di Celenza e a quelle in via di costituzione a Orsara, a Faeto e ad Alberona.
Sono stati realizzati pacchetti di attività didattiche e turistiche che sono stati inviati alle scuole della Provincia e ci si è appoggiati al sito internet dell'Associazione RCR (Radio Centro Roseto) per la pubblicizzazione dell'ambiente e delle attività di turismo e di didattica.
Accanto a questo, molte Amministrazioni comunali hanno chiesto di poter avere centri di visita tematici legati all'ambiente per poter essere inclusi nel circuito di turismo ambientale che si sta cercando di realizzare.
È un lavoro che sarà lungo e forse anche difficoltoso, ma che si svolge con l'appoggio e la consulenza del Parco Nazionale d'Abruzzo.
Un lavoro che si spera di poter portare a termine riconoscendo al Subappennino Dauno quell'importanza ambientale che merita come ultimo baluardo naturale sul Tavoliere e in comunicazione con le aree interne dell'Appennino di cui costituisce le ultime importanti propaggini.

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