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Nel periodo dei mesi di novembre e dicembre 1987,
gennaio, febbraio, ottobre, novembre e dicembre 1988, gennaio e
febbraio e dicembre 1989, gennaio, febbraio, marzo 1990, inverno
1991, dicembre gennaio 1992, gennaio, febbraio, novembre e dicembre
1993, Gennaio e febbraio 1994, si sono effettuate una serie di indagini
volte a stabilire in primo luogo la presenza o meno del lupo in
Puglia e, in secondo luogo, ove vi fossero stati risultati positivi,
cercare di determinarne il numero.
Lo stimolo all' operazione è stato dato da una serie di fatti
estremamente significativi quali una lunga sequela di danni a bestiame
domestico attribuiti di solito al lupo e le numerose segnalazioni
di presunti avvistamenti da parte delle più disparate categorie
di persone.
Ad onor del vero, nel 1986, chi scrive era stato chiamato dalla
stazione della Forestale di Orsara di Puglia per il recupero di
un individuo immediatamente attribuito a lupo da contadini ed allevatori,
nonché dal dirigente della Stazione forestale. L'esame effettuato
con un zoologo, appositamente giunto dal Parco Nazionale d'Abruzzo,
permise di stabilire che si trattava di un esemplare che aveva alcune
spiccate caratteristiche lupine ma che, stante la taglia, il colore
di fondo della pelliccia ed altri caratteri minori, era ragionevole
definire come meticcio fra cane e lupo.
A questa siruazione si aggiungeva il fatto che in Puglia, oltre
alle
voci circolanti con la solita abbondanza, nulla si sapeva di concreto
e verificabile sulla "situazione lupo" e che, forte di
questo stato di cose, l'Amministrazione Regionale non pagava i risarcimenti
dei danni al bestiame domestico, con la conseguente nefasta tendenza
degli operatori zootecnici ad usare con troppa facilità i
fucili.
Occorrendo quindi mettere un punto fermo alla situazione, si varava
un piano preliminare di ricerca per verificare l'attendibilità
o meno delle varie segnalazioni, che, per lo più sotto forma
di lamentela giungevano da parte di numerosi allevatori.
Per questa fase preliminare si è optato per la tecnica del
"Wolf- howling" sia per la sua attendibilità, che
per la sua relativa facilità di uso, in un comprensorio dalla
morfologia tutt' altro che semplice.
Una prima fase ha avuto come obiettivo la conoscenza completa dei
comprensori che, stante la presenza di un ambiente ancora vivibile
per il lupo, potevano essere presi in considerazione per il controllo
In questa prima fase sono state individuate tre unità territoriali
ove incentrare le ricerche. Queste unità possono essere definite
come segue:
la prima nella parte settentrionale del Subappennino Settentrionale
nei territori dei comuni di Motta Montecorvino, Volturara Appula
S. Marco la Catola, Celenza Valfortore, Carlantino, Casalnuco Monterotaro,
Casalvecchio di Puglia, Castelnuovo della Daunia, I tra Montecorvino;
la seconda unità, individuabile a cavallo fra la porzione
meridionale del Subappennino Settentrionale e la porzione settentrionale
Subappennino Meridionale e comprendente i territori dei Comune di
Biccari, Alberona, Roseto Valfortore, Faeto, Celle S. Vito, Castellucio
Valmaggiore, Orsara di Puglia;
la terza unità, definibile nel territorio dei comuni di Bovino,
Panni Deliceto, Accadia, Monteleone di Puglia.
Caratteristica comune alle tre unità territoriali è
la morfologia piuttosto movimentata del territorio e la presenza
di numerose zone boscate, anche di vasta estensione e poco frequentate
dall' uomo.
Un peso particolare è stato dato alla possibilità
di comunicazine fra le varie aree naturali con buona potenzialità
per il predatore, comunicazioni per lo più rappresentate
da corsi di torrenti impervi foltemente boscati.
La seconda fase ha visto il coinvolgimento delle strutture amministrative
mediante una richiesta di collaborazione, consistente nell' informazione
aglí abitanti, sulla ricerca in corso, al fine di evitarel
spiacevoli inconvenienti (sparatorie contro i ricercatori "ululanti'';
inutili allarmismi.
Gli Enti interessati sono stati i Comuni, le due Comunità
Montane, l'Assessorato Caccia della Provincia, la Prefettura, il
Corpo Forestale dello Stato.
La maggiore sensibilità è stata riscontrata nei Comuni,
i quali hanno provveduto in gran parte ad avvisare la popolazione
sia mediante manifesti sia attraverso "avvisi a voce"
diramati con altoparlanti e da parte delle Comunità Montane.
Silenzio più assoluto invece da parte dell' Amministrazione
Provinciale.
La terza fase è consistita nell'esecuzione vera e propria
della ricerca, con un gruppo di emissione dell'ululato di richiamo
ed almeno due gruppi di ascolto, con collegamenti via radio per
un migliore coordinamento. A questa fase ha collaborato anche un'Associazione
ambientalista di Bovino, P.A.T.A. (protezione ambientale-tutela
antincendio) che ha messo a disposizione, oltre a personale e mezzi,
anche e soprattutto una profonda conoscenza del territorio.
Sono stati effettuati in totale più di 600 lanci di richiami
mediante trombetta esponenziale da 12 Watt impiegando complessivamente
oltre 80 nottate di lavoro.
Ogni lancio veniva registrato su scheda compilata a cura di un centro
di coordinamento mobile che raccoglieva le informazioni via radio.
Ogni ululato di risposta veniva verificato personalmente dal direttore
della ricerca per l'individuazione della provenienza e per l'accertamento
della risposta stessa (lupo o cane).
A conclusione della ricerca sono stati identificati tre siti con
sicura presenza di lupi, anche se con un numero di esemplari estremamente
ridotto.
Il primo nucleo è stato localizzato la prima volta nel Bosco
Vetruscelli in agro di Roseto Valfortore. La risposta, nettissima,
è stata individuata come proveniente dal fondo di un canalone
che percorre il bosco in senso longitudinale ed è stata giudicata
relativa a tre individui adulti.
Nella zona, in realtà, durante altre emissioni in altro periodo,
erano stati registrati altri ululati di risposta, ma ad un attento
esame era stata scartata la possibilità che si trattasse
di esemplari di lupo, in parte perché individuati provenire
da casolari con cani ed in parte perché la tipologia dell'
ululato pareva discostarsi nettamente da quella ritenuta tipica
del lupo, con la tendenza più al latrato ed all' abbaiamento
che all'ululato. Inoltre, a successive emissioni continuate, non
corrispondevano costanti risposte con ululati, rarefacendosi questi
nel corso dei richiami, per essere sostituiti da abbaiamenti e latrati.
Questa discriminazione veniva poi confermata da successive indagini
"a vista" che permettevano l' individuazione di numerosi
cani nelle località ove si erano avute le risposte sospette.
La risposta proveniente dal bosco Vetruscelli, inoltre ha avuto
il successivo supporto di ulteriori conferme indirette consistenti
nell reazioni dei cani presenti nel territorio che hanno accentuato
i latratrati in concomitanza dell'ululato di risposta.
La località, da tempo, era interessata da numerosi danni
al bestiame domestico.
In epoca successiva alla ricerca condotta con il metodo del wolf
howling, è stato compiuto un avvistamento di quattro esemplari
d lupo in una zona poco distante dal luogo del primo accertamento
Questo avvistamento, oltre a confermare la presenza del lupo, conferma
anche alcune ipotesi già fatte sulle direttrici di spostamento
degli esemplari censiti al Bosco Vetruscelli e sulla zona di frequentazione
dello stesso nucleo.
Le successive ulteriori verifiche, negli anni successivi, hanni
permesso di delineare con una certa attendibilità l'area
di maggiori concentrazione del gruppo di lupi in esame.
E purtroppo necessario, per motivi di tutela, tacere ulteriori particolari
circa la zona di più intensa frequentazione, ma in linea
di massima si può dire che tutta l' area comprendente i Comuni
di Biccari Alberona, Roseto Valfortore, Orsara di Puglia, Castelluccio
Valmaggiore, Faeto e Celle S. Vito sono interessati alla presenza
del predatore
Il secondo gruppo è stato localizzato per la prima volta
in agro di Accadia, ai piedi del Monte Crispiniano, nel versante
che guarda verso l' Avellinese.
Qui è stato possibile registrare la presenza iniziale di
tre esemplari adulti e di un giovane dell' anno precedente, individuabile
dall' ululato non ancora maturo.
Anche qui, all' atto della risposta si è avuta un' esaltazione
delle reazioni dei cani del circondario.
In questa zona, appartenente alla seconda unità territoriale
esaminata, non si erano registrati ululati riferibili a cani.
Una ulteriore indagine nel 1988-89 ha permesso di censire ancora
una volta la presenza del predatore nello stesso comprensorio, molto
probabilmente con gli stessi esemplari.
Ulteriori conferme, in zone limitrofe e pertinenti allo stesso gruppo,
sono state ottenute negli anni successivi, sino ad oggi.
Gli ultimi censimenti hanno permesso di stabilire una consistenza
numerica del gruppo non superiore ai 4 - 5 esemplari e non tutti
gli anni si sono registrate riproduzioni.
Anche qui si sono potute fare alcune ipotesi circa le zone di frequentazione
del branco, zone che sicuramente comprendono territori pugliesi
e campani.
In effetti, l' ambiente del comprensorio, almeno per quanto riguarda
la porzione pugliese, non appare ideale allo sviluppo di una consistente
popolazione di lupi in quanto le areé naturali boscate, possibile
rifugio del predatore, appaiono troppo frammentate e talvolta prive
di validi collegamenti fra di loro.
Maggiore potenzialità è invece presente nella zona
campana ove l'ambiente potrebbe offrire qualche chance in più.
E quindi ragionevole pensare ad un fenomeno di erratismo del gruppo
con incursioni nelle due aree.
La terza zona di presenza del lupo è stata definita nel comprensorio
boscato che va da Monte Sambuco a Celenza, Carlantino, Casalnuovo,
Castelnuovo della Daunia, Casalvecchio di Puglia, Pietra Montecorvino.
E' un'area piuttosto estesa, con una zona protetta corrispondente
approssimativamente al Bosco di Celenza, per lo più facilmente
accessibile se non con mezzi adeguati.
Il rilevamento della presenza degli esemplari nella zona è
avvenuto in più fasi, con l'accertamento dell'esistenza iniziale
di un nucleo di 5 esemplari e probabilmente di un ulteriore individuo
isolato.
II lavoro si è presentato alquanto più complesso delle
altre zone per le difficoltà di percorrenza a causa della
morfologia del territorio, con notevoli problemi anche per quanto
riguarda i collegamenti radio fra i vari operatori.
Il nucleo iniziale, composto presumibilmente da 5 esemplari è
stato censito più volte, in giorni diversi, a distanze anche
ragguardevoli dal punto di individuazione precedente. In ogni caso
il territorio percorso dal branco risulta gravitare intorno al comprensorio
boscato prima menzionato.
La disponibilità di riserve di acqua relativamente abbondanti
e
distribuite in modo sufficientemente omogeneo permette al branco
di potersi spostare per il territorio con una certa libertà.
L'esemplare isolato è stato censito per due volte di seguito,
la
seconda volta a qualche chilometro di distanza dal punto di individuazione
precedente.
Successivamente, la sua presenza non è stata più rilevata.
A questa
ultima individuazione si riserva iI beneficio del dubbio e non verrà
calcolata nel computo complessivo delle presenze in zona.
Negli anni successivi al primo di indagine, si è assistito
ad una crescita continua e regolare del branco, oltre che ad una
stabilizzazione del tenitorio.
In effetti, in tutto il tenitorio subappenninico, questo è
il gruppo che più riveste interesse in quanto, nonostante
si siano registrate alcune morti, sia accidentali (un esemplare
è stato investito da una macchina nel novembre 1993), sia
intenzionali (un altro esemplare adulto è stato rinvenuto
nella boscaglia ucciso a fucilate), purtuttavia il branco ha continuato
a crescere numericamente, con riproduzioni regolari tutti gli anni,
sino a raggiungere una consistenza, nel gennaio 1994, di una diecina
di esemplari. E su questo branco che, prossimamente, si accentreranno
le maggiori attenzioni, costituendo, a tutt' oggi, il nucleo più
numeroso di tutta la Puglia.
Il lavoro condotto in tutte e tre le zone ha permesso inoltre di
ottenere una ulteriore conferma della presenza approssimativa dei
cani nel territorio, confermando, per alcune zone un'alta densità
della popolazione canina.
In conclusione si è potuta verificare l'esistenza di un numero
iniziale stimabile in una diecina - dodici di esemplari di lupo,
divisi in tre nuclei presumibilmente separati tra di loro, sino
al raggiungimento di un numero stimabile, a gennaio - febbraio 1994,
di una ventina di esemplari e forse più
E' da tener presente che fra le prime due zone
interessate dalla presenza dei predatori vi è una notevole
brriera ecologica costituita dalla esistenza, una a fianco alI'altra,
di una strada statale; del fiume Cervaro e della ferrovia Foggia-
Napoli, barriera difficilmente valicabile anche in relazione alle
frequenti costruzioni abitate sorte in corrispondenza di queste
strutture. Fra Ia terza zona ed iI resto del comprensorio le baere
sono meno pesanti, intendendo con ciò la mancanza di grosse
arterie di traffico e di strutture industriali.
Esistono però delle interruzioni della fascia boscata costituite
da coltivazioni intensive di cereali.
Questo fatto, comunque, non può essere considerato assoluto.
Esistono numerosi indizi, non del tutto verificati, che le abitudini
deI lupo stiano lentamente cambiando. È stato infatti talvolta
accertato che i coltivi e le zone antropizzate non costituiscano
una baniera insormontabile in senso assoluto e, in qualche raro
caso, alcuni avvistamenti sono avvenuti proprio in aree intensamente
coltivate (zone coltivate a grano, a mais, ecc.).
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