Le attività umane: la ceduazione

Nell'area interessata dalla presenza del lupo sono presenti numerosi centri abitati e tutto il comprensorio è occupato da attività produttive a vario livello, ma con una prevalenza netta di imprese agrosilvo-pastorali.
Alcuni aspetti più deteriori di tali attività potrebbero entrare in conflitto con la presenza e la sopravvivenza del lupo nella zona.
Sono, in effetti, aspetti che possono tranquillamente essere abbandonati o riconvertiti o, comunque, resi compatibili con le esigenza di tutela ambientale.
E' bene, in questa sede, analizzare con un certo approfondimanto alcuni di questi aspetti evidenziando alcune possibili soluzioni.
La maggior parte dei boschi del comprensorio è governata a ceduo ed è soggetta al cosiddetto uso civico.
In pratica, all'incirca ogni venti anni, particelle di bosco vengono messe a disposizione per il taglio con destinazione del prodotto per uso domestico (legna da ardere). Prevalentemente il taglio viene effettuato durante i periodi tardo primaverile - estivo, con l' ingresso nel bosco di mezzi meccanici pesanti, apertura di strade, presenza massiccia di uomini e mezzi, disturbo attraverso l' uso delle motoseghe ecc.
Ciò avviene in concomitanza con il periodo più delicato del ciclo annuale del lupo: la riproduzione.
Il susseguirsi dei turni di ceduazione porterà, ad un certo momento, inesorabilmente, a interessare le aree ove sono situate le tane riproduttive, con la distruzione delle stesse o, nella migliore delle ipotesi, con un disturbo tale da obbligare le madri ad abbandonare i cuccioli appena nati, con le conseguenze che si possono immaginare.
Né è da prevedere solo l' impatto negativo per l' anno della turnazione, in quanto, per la manomissione dell'ambiente che ne risulta l' area non sarà utilizzabile più per numerosi anni, costringendo i predatori ad un rischioso erratismo in cerca di nuovi luoghi idonei.
In una situazione ambientale diversa (grandi estensioni di boschi, scarsa antropizzazione, abbondanza di prede, ecc.) una siffatta evenienza non sarebbe poi così tragica, ma nel caso in questione, la limitatezza degli ambienti idonei porterebbe i nostri animali a dover sconfinare in aree non adatte ove le possibilità di sopravvivenza risulterebbero estremamente ridotte, in pratica solo teoriche.
È evidente che le possibilità di compatibilizzazione dell' attività di ceduazione con quella di tutela delle popolazioni di lupo sono numerose, ma la soluzione del problema dovrebbe prima di tutto passare attraverso la presa di coscienza delle Amministrazioni interessate dell'esistenza del lupo, con una successiva accettazione di questo fatto e, in ultimo, con una serie di provvedimenti volti a mantenere questa attività lontano dalle aree di riproduzione del predatore..
E da tenere presente che, ai ricercatori che da anni si interessano al problema, queste' aree son note e che quindi non esisterebbero problemi nella loro individuazione e successiva tutela.
D' altro canto, una riduzione della superficie boschiva da destinare all'uso civico, riduzione peraltro irrisoria, sull'ordine di 5-6 ettari per ogni zona di presenza del lupo ( 15-18 ettari per tutto il Subappennino), non comporterebbe grossi sacrifici per le popolazioni residenti che di anno in anno, con il progredire della metanizzazione e delle tecnologie di riscaldamento, dipendono sempre di meno dalla legna per la climatizzazione invernale delle abitazioni.

Indice
Qualche considerazione
|| Interazione tra cani e lupi || Danni agli allevamenti
Intervento sul randagismo canino || La bruciatura delle stoppie || Gli incendi boschivi
Il turismo || La caccia || L'educazione || Conclusioni
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