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La caccia
Per quanto, tradizionalmente,
l'attività di caccia sia sempre stata quella "colpevole di
tutte le nefandezze ambientali", pure ci si sente, in questa sede
di effettuare una specie di difesa d' ufficio, se ce ne fosse bisogno.
Se si dovesse fare una classifica delle attività in contrasto con
la tutela delle popolazioni di lupo presenti nel Subappennino, certamente
la caccia non starebbe ai primi posti.
Nella zona, tolta la pressione venatoria sul cinghiale e sul colombaccio,
per il resto l'attività di caccia si esplica prevalentemente al
di fuori del bosco. Sta, inoltre, a livello locale, cambiando la mentalità
del cacciatore. Sono sempre più rare le notizie di cacciatori che
uccidono lupi. Spesso, anzi, e proprio da loro che giunono notizie di
avvistamenti, segnalazioni. Certamente questa attività puo costituire
un certo disturbo, ma, per il periodo in cui viene effettuata (i cuccioli
sono già in grado di seguire la madre, non vi sono attività
riproduttive in atto), questo disturbo, con qualche precauzione da parte
dell'uomo diviene minimo. Il problema, piuttosto, è costituito
dai cacciatori "forestieri". Mentre infatti il locale tende
a conservare le sue risorse venatorie, oltre che la qualità dell'
ambiente, l'estraneo non ne ha alcun interesse e distrugge quindi a suo
piacimento, sapendo di patersi trasferire altrove una volta rovinato un
posto. E quindi un imperativo categorico che si attui la normativa che
lega il cacciatore al suo territorio, studiando accuratamente le modalita
di intervento, le ampiezze dei comprensori e tenendo presente, non me
ne vogliano gli ambientalisti, che le aree faunisticamente più
interessanti, più conservate, meglio gestite che ho visto, tolti
i parchi nazionali e regionali (quelli che funzionano!), sono state proprio
quelle autogestite dai cacciatori (anche qui, quando queste autogestioni
erano condotte da persone oneste).
La convivenza fra cacciatore e lupo è quindi possibile a condizione
che esista un ferreo controllo sia sulle persone che praticano questa
attività, sia sulla selvaggina destinata al prelievo venatorio,
in modo che non si verifichino competizioni esasperate fra uomo e lupo.
Essenziale è comunque che la penetrazione dell'uomo nei territori
boscati non venga facilitata in modo eccessivo, essendo questa difficoltà
di accesso a determinate aree la garanzia maggiore per la sopravvivenza
dei nuclei di lupo nell' area subappenninica.
Eventuali limitazioni dell' attività venatoria non dovrebbero riguardare
le aree periferiche dei boschi, ma bensì quelle più interne
ed inaccessibili, già di per sé anche ora poco praticate
dai cacciatori e quindi a questo livello non molto significative.
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