Intervento sul randagismo canino

Intervenire su un grosso fenomeno di randagismo canino come quello presente nel terntorio in esame e soprattutto su un comprensorio così vasto potrebbe sembrare un' impresa disperata, senza possibilità di riuscita.
Molto probabilmente così finirebbe per essere se l' operazione venisse programmata e condotta con le tecniche attualmente operanti sul territorio: accalappiacani e fucilate da parte di pastori e cacciatori.
Il cane, universalmente riconosciuto come animale dal comportamento complesso e dai processi mentali piuttosto evoluti, apprende queste tecniche a suo danno e ogni giorno diviene più difficile perseguirlo.
Come risultato si ottiene una popolazione di cani elusiva, "furba", difficile ad avvicinarsi: dal punto di vista umano, quindi, un completo fallimento.
Si tratta, in effetti di evitare di cadere nell' assurdo di quel famoso indovinello che dice: "se su un albero vi sono tre merli ed il cacciatore spara e ne uccide uno, quanti ne rimangono?"
La risposta che viene spontanea, complice la matematica, è: "due" ! La risposta vera, invece, è: "nessuno!", considerato che gli altri due fuggono.
Lo stesso succede nei cani.
Metodi di cattura traumatici non possono fare altro che aumentare il timore nei confronti dell' uomo e rendere l' animale più diffidente e quindi più difficilmente avvicinabile.
I sistemi di cattura dei vari esemplari di cani vaganti nel territorio, appartengano essi alla categoria dei cani inselvatichiti o di quelli randagi o comunque di quelli padronali senza temporaneo controllo devono basarsi su principi tali da non spaventare o comunque mettere in allarme gli altri esemplari eventualmente presenti in zona.
Si tratta in definitiva di organizzare le catture, e non solo nei centri abitati, in modo tale che la "trappola" diventi un punto di attrazione nel quale il cane entri senza particolari timori e, una volta scattata, stimoli un comportamento non solo rassicurante nei confronti della residua popolazione eventualmente presente, ma ne stimoli la competizione per accedere alla trappola stessa.
Una attrazione basata principalmente su stimoli di tipo alimentare consistenti in esche gradite al cane o, comunque a cui il cane sia abituato.
Ciò si ottiene mediante una struttura a gabbia sufficientemente grande provvista di acqua e cibo, in modo che nell'animale catturato si inneschi un comportamento aggressivo a difesa della "sua conquista" atteggiamento che, una volta vuotata la gabbia, convinca gli altri cani ad entrarvi senza esitazione.
Sono stati da tempo effettuati studi sull'argomento con la creazione di una struttura. quale quella accennata, coperta da brevetto, che è stata adottata in piu parti con notevole successo.
E evidente che la buona riuscita delle operazioni dipende da una serie di fattori per lo più derivanti dalla correttezza dell' applicazione delle varie metodologie nelle molteplici fasi del processo.
La trappola, infatti, non deve divenire un elemento estraneo all'ambiente e tale da suscitare sospetti, deve essere piazzata in opportuna posizione ed avere un odore gradito all'olfatto del cane.
Attirato dall' odore e dall' esca, l' animale entra nella gabbia e, addentando l'esca, fa scattare il congegno di chiusura. Una volta imprigionato,1'animale si trova a proprio agio in relazione alla presenza di acqua e di cibo. In tale situazione,1'avvicinarsi di un altro cane provoca una reazione di aggressività a difesa del cibo, reazione che non fa che innescare una ulteriore reazione di competizione per cui, la prima volta che il cane libero trova la gabbia vuota ne prende possesso rimanendovi imprigionato.
A seconda della densità dei cani vaganti nel territorio, il controllo periodico ed il periodico svuotamento delle gabbie da parte del personale addetto dovrà avvenire una o due volte al giorno, considerando anche che quanto più la posizione della gabbia è protetta dalle intemperie, tanto più il cane potrà sostarvi in attesa di essere prelevato.
In considerazione che le principali ore di attività dei randagi coincidono con l' imbrunire e con le prime ore del mattino, lo svuotamento giornaliero dovrà comunque essere attuato entro la mattinata, con un ulteriore controllo la sera.
È evidente che anche il piazzamento delle trappole deve essere posto in relazione con le zone di regolare frequentazione da parte dei cani (discariche, punti di abbeverata, luoghi accertati di sosta, ecc.) e comunque in posizione tale da non rendere arduo e difficoltoso il recupero delle gabbie piene.
Dall' operazione di "trappolaggio" dovrebbero essere invece escluse le aree ove la presenza del lupo sia accertata come costante, o almeno, il controllo delle trappole dovrebbe essere effettuato da personale in grado di riconoscere il predatore che dovrà essere immediatamente liberato.
Ciò, in via prudenziale in quanto è stato accertato che il lupo raramente si lascia convincere ad avvicinarsi ad una struttura estranea al suo ambiente ed alla quale non si sia abituato.
Se quello del trappolaggio e della bonifica del territorio dal randagismo E un intervento che cerca di mettere riparo ad una situazione già esistente, quindi un intervento "repressivo", il problema vero da affrontare sta a monte del fenomeno stesso ed è un problema di cultura e di civiltà da parte dell'uomo.
Il fenomeno dei cani vaganti nasce dal poco controllo che l'uomo esercita sui propri animali, volontariamente o involontariamente, permettendo loro di allontanarsi dall' abitazione, consentendo una riproduzione incontrollata e, infine, rilasciando i cani in natura quando il loro possesso diventa scomodo o ci si è stancati della loro presenza.
Il problema del rapporto uomo-cane, quindi, è alla base della piaga del randagismo.
Impedire che l' uomo abbandoni al loro destino i propri cani, può significare estinguere un fenomeno i cui risvolti negativi sono incalcolabili.
Impedire che l' uomo abbandoni il cane significa in primo luogo esercitare un controllo, che attualmente esiste solo sulla carta, creando quella struttura che da anni si auspica, ma che fino ad ora nessuno si è sentito di proporre a livello politico: l' anagrafe canina obbligatoria per tutti i cani.
Questa anagrafe permetterebbe di censire tutti i cani padronali del territorio e di seguirne poi gli eventi (parti, decessi, cambiamento di proprietario, ecc.).
Tutto ciò avverrebbe sia attraverso il censimento individuale dei cani, sia attraverso il loro tatuaggio (realizzato all'interno della coscia ad esempio) per permetterne la precisa individuazione.
Trovare un cane vagante tatuato (e quando il tatuaggio è effettuato all'interno della coscia risulta difficilmente asportabile) senza controllo per le campagne od anche in città, porterebbe immediatamente all' individuazione del proprietario attraverso la sigla tatuata, cosa che permetterebbe di porre lo stesso padrone di fronte alle sue responsabilita e, magari, di fronte ad un robusta contravvenzione.
Tutti i cani non tatuati, a questo punto, dovrebbero essere trattati alla stregua di randagi o inselvatichiti e quindi prelevati dall' ambiente.

Indice
Qualche considerazione
|| Interazione tra cani e lupi || Danni agli allevamenti
Le attività umane: la ceduazione || La bruciatura delle stoppie || Gli incendi boschivi
Il turismo || La caccia || L'educazione || Conclusioni
www.oseap.it